Le
prime righe sono sempre le più difficili. Dalla loro scorrevolezza può
dipendere il buon esito d’un’intera lettura. Far incespicare il Lettore in una
sola parola fuori posto - o fuori
post - significa rischiare che i suoi occhi si rifiutino di
proseguire oltre. Iniziando
a contribuire a Riletterature devo, pertanto, scongiurare
quest'evenienza ad ogni costo. Ma come?
Convenzionalmente,
l’analisi narrativa mi offre due possibili strategie incipitali: la labororiosa
partenza dall'uovo
o, in alternativa, l'esordio nel burrascoso mare degli eventi.
Sfortunatamente,
io sono refrattaria alle tecniche precostituite, nutro una certa avversione per
le uova - soprattutto se sode -, e all'infida acqua salata preferisco il cloro
della piscina (e poi le origini di quest'avvincente storia a quattro mani sono
già state mirabilmente tratteggiate nel sottostante post inaugurale
dell'insigne Principessasulpisello).
Ergo,
da brava ribelletterata
quale sono opterò per un inizio plurimo, chiedendo aiuto a quattro dei miei
incipit prediLetti, del tutto diversi tra loro in fatto di stile.
L'idea
mi è stata ispirata da questa
piacevole lista dell'American
Book Review, che stila una classifica
delle 100 migliori prime righe di tutti i tempi, mettendo sui tre gradini più
alti del podio il celeberrimo "chiamatemi Ismaele" di Melville, la verità universalmente nota di Miss Austen e l'urlo celeste di Pynchon: una selezione, a mio giudizio,
piuttosto discutibile.
"Sull'Atlantico
un minimo barometrico avanzava in direzione orientale incontro a un massimo
incombente sulla Russia, e non mostrava per il momento alcuna tendenza a
schivarlo spostandosi verso nord. Le isoterme e le isotere si comportavano a
dovere. La temperatura dell'aria era in rapporto normale con la temperatura
media annua, con la temperatura del mese più caldo come con quella del mese più
freddo, e con l'oscillazione mensile aperiodica. Il sorgere e il tramontare del
sole e della luna, le fasi della luna, di Venere, dell'anello di Saturno e
molti altri importanti fenomeni si succedevano conformemente alle previsioni
degli annuari astronomici. Il vapore acqueo nell'aria aveva la tensione
massima, e l'umidità atmosferica era scarsa. Insomma, con una frase che
quantunque un po' antiquata riassume benissimo i fatti: era una bella giornata
d'agosto dell'anno 1913."
"All'inizio
di un luglio caldissimo, sul far della sera, un giovane uscì dallo stambugio
che aveva in affitto nel vicolo S., scese nella strada e lentamente, quasi
esitando, si avviò verso il ponte di K."
"Mi
chiamo Claudine, abito a Montigny; ci sono nata nel 1884: probabilmente non ci
morirò."
"Stai
per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se
una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti.
Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi
nell'indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c'è sempre la televisione
accesa."
Si
tratta d'inizi unici, talvolta lapidari, assolutamente inconfondibili.
Perché
non provare a sfruttarne l'efficacia stilistica per questo mio primo post in
chiave riletteraria?
Detto,
fatto:
"Dopo
giorni d'incertezza meteorologica, finalmente gli effetti della perturbazione
cominciavano ad esaurirsi, favorendo un generale miglioramento delle condizioni
atmosferiche peninsulari. Il merito era da attribuirsi non solo alla spinta da
ovest dell'alta pressione delle Azzorre, ma anche ad un ricompattamento del
vortice depressionario albergante nel nord Europa. Il cielo era complessivamente
terso, appena macchiato da qualche nembo di passaggio; le massime erano in
rialzo, i venti e il moto ondoso in attenuazione. Dunque, a dispetto delle
sempre più numerose previsioni apocalittiche, dovute all'imminente allineamento
prospettico di Terra, Venere e Sole, si poteva volgarmente asserire quanto
segue: era una piacevole giornata di giugno dell'anno 2012."
Troppo
prolisso? Riproviamo:
"All'inizio
di un tiepido giugno, nel cuor della notte, la giovane locataria di un
bugigattolo in via della C. uscì dal proprio letto, prese il pc tra le mani e,
con tentennante lentezza, iniziò a ticchettare sulla piattaforma di B:"
Eccessivamente
misterioso? Tentiamo ancora:
"Mi
chiamo Chiarascura, sono nata a Roma ventisette anni fa e vivo a Strasburgo da due:
probabilmente c'invecchierò."
Esageratamente personale? E Calvino sia:
"Siete
in procinto d'iniziare a leggere il nuovo blog Riletterature di Principessasulpisello e
Chiarascura. Distendetevi. Concentratevi. Bandite dalla vostra mente
qualsivoglia altra bubbola. Lasciate che il mondo circostante si spappoli
nell'informe. Fareste bene a chiudervi in camera; la lettura di queste pagine
può avere effetti stupefacenti."
Sì, mi
sembra un buon inizio.
Non mi
resta che porvi la fatidica domanda: quali sono i vostri incipit del cuore?

Altisonante, ampolloso, artificioso, falso e bolso. Stile tremendo che induce a mollare la presa dopo due righe. La dimostrazione di come le conoscenze possano non essere utilizzate per una comprensione più profonda del mondo, bensì per una pietosa e sterile ostentazione mirata a nutrire l'ego della scribacchina di turno.
RispondiEliminaSerena.
Grazie per questa profusione di parole, Serena! E complimenti per la coerenza stilistica: un post verboso merita un commento altrettanto verboso.
EliminaSono comunque lieta che questo mio primo intervento abbia suscitato cotanto accanimento da parte di una commentatrice dall'aria così competente.
A rileggerci o forse no,
Chiara
"Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l'ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d'Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell'ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d'andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: – Ho detto che non voglio e non voglio! – e respinse il piatto di lumache. Mai s'era vista disubbidienza più grave."
RispondiEliminaIl Barone Rampante di Italo Calvino
e il più bello di tutti, by Stefano Benni:
"C’era una volta una bella bottiglia di succo (d’arancia).Viveva con le sue amiche (color rosso vivo) sul ricco scaffale di un supermercato.Tutte in fila parlavano tra di loro e si divertivano a guardare i clienti che passavano coi carrelli pieni, tutti indaffarati.
Un giorno davanti allo scaffale si fermò un bambino dagli occhi azzurri, insieme alla mamma. Con il dito indicò la bottiglia, proprio lei. La madre la prese e la mise sul carrello, insieme al resto della spesa.
La bottiglia di succo (d’arancia) fece un breve viaggio in macchina, facendo conoscenza con una bottiglia di latte.
Poi vennero messe insieme in un posto misterioso, dove faceva piuttosto freddo. Una bottiglia di liquore, che viveva lì da tempo, spiegò che quel posto si chiamava frigorifero, ma niente paura. Ben presto le bottiglie sarebbero uscite di lì, e avrebbero visto nuove cose. Infatti la mattina dopo la bottiglia di succo (d’arancia), insieme alla sua bianca amica, vennero portate sul tavolo di cucina, insieme a pane, burro marmellata, e due bellissimi bicchieri di vetro decorato con fiori. Il bambino dagli occhi azzurri arrivò con la mamma. Aprì la bottiglia di latte e quella di succo, e riempì i due bicchieri. Il latte e il succo (d’arancia) gli piacevano davvero molto.
Così continuò per una settimana. La bottiglia di succo (d’arancia) si era affezionata al bambino, e aveva fatto amicizia con i bicchieri. Una mattina la bottiglia scoprì che era arrivata una nuova bottiglia di latte. Ma anche con questa bottiglia fu facile fare amicizia e scherzare, e ridere quando i bicchieri erano troppo pieni e traboccavano dicendo al bambino: stai attento!
Finché una mattina il bambino dagli occhi azzurri versò l’ultimo bicchiere di succo (d’arancia) e la bottiglia fu vuota.
Restò sul tavolo, insieme alla bottiglia di latte, vuota anche lei, e ai due bellissimi bicchieri. E adesso, si chiese, quale nuova avventura mi capiterà?"
Viva viva la disubbidienza di Cosimo Piovasco e lode all'avvincente vita della bottiglia di succo (d'arancia)!
EliminaChiedo venia per la banalità:
RispondiElimina"In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio. Questo era in principio presso Dio e compito del monaco fedele sarebbe ripetere ogni giorno con salmodiante umiltà l'unico immodificabile evento di cui si possa asserire l'incontrovertibile verità. Ma videmus nunc per speculum et in aenigmate e la verità, prima che faccia a faccia, si manifesta a tratti (ahi, quanto illeggibili) nell'errore del mondo, così che dobbiamo compitarne i fedeli segnacoli, anche là dove ci appaiono oscuri e quasi intessuti di una volontà del tutto intesa al male.
Giunto al finire della mia vita di peccatore, mentre canuto senesco come il mondo, nell'attesa di perdermi nell'abisso senza fondo della divinità silenziosa e deserta, partecipando della luce inconversevole delle intelligenze angeliche, trattenuto ormai col mio corpo greve e malato in questa cella del caro monastero di Melk, mi accingo a lasciare su questo vello testimonianza degli eventi mirabili e tremendi a cui in gioventù mi accadde di assistere, ripetendo verbatim quanto vidi e udii, senza azzardarmi a trarne un disegno, come a lasciare a coloro che verranno (se l'Anticristo non li precederà) segni di segni, perché su di essi si eserciti la preghiera della decifrazione."
Il nome della rosa
Caro Anonimo, non c'è ragione di scusarsi! Quest'incipit è una gioia per gli occhi :-)
RispondiElimina"In conformità alla legge, la condanna a morte venne annunciata a Cincinnatus C. con un sussurro. Tutti si alzarono in piedi, scambiandosi sorrisi. Il giudice dai capelli bianchi accostò la bocca al suo orecchio, ansimò per un attimo, comunicò il responso e si allontanò a passo lento, quasi stesse scollandosi. Cincinnatus venne riportato immediatamente alla fortezza. La strada si snodava attorno al suo zoccolo roccioso e spariva sotto il cancello come un serpente in una crepa del terreno. Lui era calmo; tuttavia dovette essere sorretto lungo il percorso attraverso gli interminabili corridoi perché non si reggeva bene sulle gambe, simile a un bambino che abbia appena imparato a camminare, o quasi fosse sul punto di sprofondare come chi ha sognato di camminare sull'acqua solo per essere colto da un dubbio improvviso: ma è mai possibile?"
RispondiEliminaInvito a una decapitazione, Vladimir Nabokov
"Well, the memory seems to be getting rather impaired now, rather weak. What, for instance, was the name of that parson who preached, just before the Boreal set out, about the wickedness of any further attempt to reach the North Pole? I have forgotten! Yet four years ago it was familiar to me as my own name.
Things which took place before the voyage seem to be getting a little cloudy in the memory now. I have sat here, in the loggia of this Cornish villa, to write down some sort of account of what has happened—God knows why, since no eye can ever read it—and at the very beginning I cannot remember the parson's name."
The Purple Cloud, M. P. Shiel
...perdonami, questo sarà l'ultimo
"Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle con il dito."
Cent'anni di solitudine, Gabriel García Márquez
Questi incipit mettono appetito!
Elimina"Invano gli uomini, ammucchiati a centinaia di migliaia in un piccolo spazio, si sforzavano di isterilire la terra su cui vivevano, invano la ricoprivano di pietre affinché nulla vi crescesse; invano strappavano anche il più piccolo filo d’erba e affumicavano l’aria col carbon fossile e la nafta; invano tagliavano alberi e scacciavano animali e uccelli. La primavera era
RispondiEliminasempre primavera, anche tra le mura della città. Il sole scaldava, l’erba, dove non la raschiavano, cresceva d’un bel verde vivido; e cresceva non solo nelle aiuole dei viali, ma anche fra le lastre di pietra. I pioppi, le betulle, i pruni stendevano le loro foglie vischiose e profumate, i tigli si gonfiavano di gemme pronte a schiudersi. Come sempre in primavera, le
gracchie, i passeri e i colombi preparavano lietamente i loro nidi, e le mosche, riscaldate dal sole, ronzavano sulle pareti.
Le piante, gli uccelli, gli insetti e i bambini erano lieti. Soltanto gli uomini – i grandi, gli adulti – continuavano a ingannare e a tormentare se stessi e gli altri. Gli uomini, che non apprezzavano né quel mattino di primavera né quel divino splendore dell’universo creato per il bene dei viventi e per predisporli tutti alla pace, alla concordia e all’amore; gli uomini, che consideravano sacro e importante soltanto ciò che essi stessi avevano inventato per dominar gli uni sugli altri."
Leone Tolstoj, "Resurrezione"
Uno dei maestri del cominciamento. Scelta eccellente.
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