Come
si pone il corpo rispetto al libro? In quale spazio preferisce situarsi per
meglio entrare nello spazio narrativo? Quali sono i luoghi ideali per
consentire quell’esperienza vivida e totalizzante che è la lettura? E se la
scelta d’un determinato luogo di lettura rivelasse alcuni tratti peculiari
della personalità d’un lettore? Che tipo di profili si potrebbero trarne?
Quest’oggi
Riletterature proverà a tracciarne
cinque (…più o meno seri), ispirandosi a cinque luoghi comuni (nel vero senso
della parola). A voi giudicare, e commentare, il profilo che più vi
corrisponde…
I. il letto
Confesso: sono una
lettrice di facili costumi. Vado a letto con una quantità innumerevole di scrittori
e scrittrici, senza distinzioni d’età, lingua o nazionalità. Mi piace
condividere con loro il calore del mio giaciglio, voltare pagina avvoltolandomi
tra le lenzuola, sfiorare periodi sinuosi con la punta delle dita per bearmi dei gemiti fruscianti della carta
nel silenzio della notte. Diciamolo pure: per gustare la voluttà d’un incontro
letterario non esiste luogo più adatto del proprio letto, poiché ciò che è
letto a letto ha tutto un altro sapore… Attenzione alle posizioni, però. Il
kamasutra della lettura a letto, infatti, suggerisce di variarle spesso: troppe
ore a pancia in sotto potrebbero essere cagione di fastidiosi dolori lombari,
mentre stando a lungo supini rischiereste che il vostro bel romanzo vi rimanga
sullo stomaco (…soprattutto se si tratta d’un voluminoso mattone russo ben
piantato sullo sterno).
II.
il caffè
Ma c’è anche chi alla
privacy della propria camera da letto preferisce la vivacità d’un bar. Sto
parlando proprio di voi, miei caffellettori.
Voi che per trovare la giusta concentrazione avete bisogno di sedere in mezzo al
vociare indistinto e al continuo tinnire di tazze e bicchieri, voi che desiderate
distinguervi dalle masse senza necessariamente evitarne il caos, di certo meno spaventoso
dell’alienante solitudine della vostra stanza. Sdegnosi della voracità sregolata
dei lettori di facili costumi, preferite centellinare righe e bevande, certi come
siete che i libri più appaganti siano quelli letti nella misura, godendo d’un
isolamento in compagnia…
La
sedentarietà della lettura vi fa rabbrividire? Allora siete dei lettori da
passeggio. Alla Elizabeth Bennet, per intenderci. Non potete fare a meno
d’unire un salutare moto del corpo al fantasioso incedere della vostra mente: occhi
e piedi avanzano di pari passo, seguendo instancabili i tortuosi sentieri
tracciati dall’inchiostro per spaziare dentro e fuori dal libro. Se vi
riconoscete in questa categoria mi raccomando, siate prudenti. A meno che non
abitiate in una vasta e verdeggiante tenuta nell’Hertfordshire, infatti, è
assai probabile che una simile attitudine vi porti a cozzare contro cose e
persone, trasformando i vostri incontri letterari in veri e propri scontri.
Ci
sono poi gli amanti del trasporto letterario su trasporto pubblico: veri e
propri fenomeni nell’ottimizzare la gestione del proprio tempo e nello
scegliere il testo adeguato al mezzo e alla durata della percorrenza. Raccolte
di racconti o romanzi brevi per tragitti altrettanto brevi; interminabili
componimenti in prosa per percorsi altrettanto interminabili. Il loro motto?
Lo stesso del Capitano Nemo: “mobilis in mobile”, andare lasciandosi andare. D’altronde i viaggi non sono mai abbastanza…
V.
il wc
Mobilità?
No, grazie. Il lettore da bagno ha tutto un altro tipo di bisogni. Seduto sullo scranno degli scranni, le ginocchia come
leggio, egli preferisce dividersi tra carta stampata e carta igienica, rimanere
presente a se stesso qui ed ora, padrone delle sue facoltà mentali e fisiologiche.
Se avete l’abitudine di sottoporvi a questo tipo di sedute, le letture da prediligere sono i florilegi poetici, saggistici,
morali, insomma, gli scritti rigorosamente lapidari. Indugiando troppo a lungo in
letture da bagno, infatti, finireste per ritrovarvi intorpiditi per metà, con
tanto di tavoletta tatuata sulle terga... !
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