Quando ero al liceo avevo l'abitudine
di annotare, dei libri che leggevo, oltre a titolo ed autore, anche la
data d'inizio e quella di fine lettura. Lo scopo era la conta, a fine
anno, dei volumi macinati in dodici mesi, ed un certo conseguente
orgoglio. E ricordarmi a ritroso che cosa stavo leggendo in un
determinato frangente della vita. Ero una lettrice, come si suol dire, forte.
Studiavo
molto, ero bravissima, amavo tutte le materie, ripetevo in camera mia
pagine e pagine immaginandomi professoressa, mi fermavo per un tè e due
chiacchiere con mio padre e riattaccavo; quando veniva la primavera
studiavo in giardino o in terrazza. Ogni pomeriggio, da subito dopo
pranzo fino a sera. Non mi pesava per niente, era il mio dovere e lo
facevo. Non c'erano né facebook né twitter, un solo computer in casa e
internet col filo. Ero felice, proiettata interamente verso il futuro,
ma felice. Poche e care amiche per il finesettimana, la danza e il
cinema. Storielle d'amore puro e insignificante e tanti, tantissimi
libri.
Leggevo ogni sera: quando dovevo spegnere
la luce, mi piangeva letteralmente il cuore e al mattino, quando mi
tiravo fuori dal piumone, non vedevo l'ora che venisse il momento di
andare a letto per riprendere da dove avevo lasciato il segnalibro.
Mi obbligavo a leggere almeno un mattone all'anno, di solito nel mese di gennaio: e così ho fatto fuori Il signore degli anelli, Possessione, Il nome della rosa, Menzogna e sortilegio, Cent'anni di solitudine, bruciando forse le tappe per capirli davvero.
Poi venne il tempo di decidere come andare avanti.
In
breve: ho fatto Lettere moderne, poi ho fatto Letterature europee, poi
ho vinto un dottorato di ricerca in Scienze della letteratura.
Ma
questo non è importante. Potete immaginare da soli quanta roba abbia
letto o dovuto leggere, quanti autori abbia scoperto e approfondito,
quante voci di professori mi abbiano appassionato.
Però.
Però,
lo studio scientifico - perché proprio di scienza di tratta, checché se
ne pensi e se ne dica - mi ha tolto la passione. Quel fremito di
riaprire il mio libro, quello che mi aspettava sul comodino,
quello scelto con cura per curiosità, per desiderio o per svago, si è
piano piano affievolito, proprio quando leggere doveva trasformarsi in
uno dei miei nuovi doveri. Me ne sono accorta immediatamente, dopo i
primi mesi di lezione. E non c'era molto da fare: gli esami, i libri da leggere, i lavoretti, gli impegni, le batoste della vita, l'Amore e le sue insidie si sono presi tutto il mio tempo.
Non
che abbia smesso di leggere ma, dato che leggere era diventato il mio
lavoro, per svagarmi avevo bisogno d'altro. Dopo anni poi è arrivato il potere
distrattore dei social, lo smartphone e internet sempre e ovunque con
te. I libri hanno dovuto e devono competere con tutto questo: l'estate
scorsa, dopo una serata di lavoro a servire ai tavoli, per prendere
sonno preferivo scorrere per un po' la timeline di twitter con tutti gli arretrati o guardarmi due puntate di una serie americana e
tuffarmi per altra via nelle vite di qualcuno.
Non
che abbia smesso di leggere ma, nel periodo dell'università, ho portato
fino in fondo solo pochi libri, a stento una ventina all'anno: o libri
estremamente godibili e di gran pregio letterario (come tutti quelli di
Malvaldi e di Nori) oppure veri e propri diamanti grezzi (mi vengono in
mente Accabadora, Norwegian Wood, Everyman, Jonathan Safran Foer e tutto Auster - un autore che amo e che ho anche visto dal vivo, in tempi non sospetti).
Al
posto delle mie tabelle con gli elenchi di titoli, autori e date è
arrivato aNobii anche se devo ammettere di non essere in grado di
sfruttarne appieno le potenzialità: non so, mi sembra un mezzo un
tantino esibizionista.
E quindi ho deciso che in questo blog scriverò di questo. Certo, la rete è piena di spazi dedicati ai libri e alle lettere, tutti ne scrivono, con più o meno competenza, non vedo perché non dovremmo poterlo fare anche noi.
E quindi ho deciso che in questo blog scriverò di questo. Certo, la rete è piena di spazi dedicati ai libri e alle lettere, tutti ne scrivono, con più o meno competenza, non vedo perché non dovremmo poterlo fare anche noi.
Dunque, dismessi volutamente i panni della studiosa, e dall'alto della sola passione, dirò delle mie scoperte,
parlerò di vere e proprie novità letterarie così come di grandi classici
che dal basso dei miei ventisette anni non ho ancora avuto il piacere di
scoprire e che magari già occhieggiano dagli scaffali stipati di camera
mia.

